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Washington - Nonostante le emissioni di CO2 rimarranno probabilmente agli stessi livelli, la temperatura della Terra crescerà meno del previsto. Queste sono, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio dell'Universita' Autonoma di Barcellona (UAB) pubblicato sulla rivista Science. La nuova previsione suggerisce che l'aumento massimo della temperatura diminuirà da 4,5 kelvin a 2,6 kelvin, diversamente da quanto previsto dall'Intenetional Panel on Climate Change (IPCC). Viene dunque esclusa la possibilita' di aumenti superiori ai 6 kelvin, anche se i livelli di CO2 nell'atmosfera raddoppieranno rispetto al periodo preindustriale.
La sensivita' climatica misura quanto la temperatura della superficie terrestre e' influenzata dai cambiamenti climatici nell'atmosfera. Gli scienziati hanno sviluppato nuovi modelli per calcolare la sensibilita' de lclima in relazione a un aumento della CO2, hanno cioe' calcolato quanto la temperatura salirebbe a seconda dell'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera.
Secondo l'ultima relazione dell'IPCC, se le concentrazioni di CO2 nell'atmosfera sono raddoppiati rispetto ai livelli preindustriali, la temperatura della superficie terrestre aumenterebbe in media di 3 kelvin. Si tratta di una stima probabilistica e gli scienziati dell'Ipcc ha riferito una probabilita' del 66 per cento di un aumento compreso tra i 2 e i 4,5 kelvin, e una probabilita' non trascurabile di raggiungere un aumento di 6 kelvin. Tuttavia gli stessi scienziati non sono riuscti a restringere questa stima negli ultimi 32 anni.
Almeno fino ad ora. Il nuovo studio, coordinato da Antoni Rosell dell'UAB, ha ridotto in modo significativo l'aumento della temperatura previsto dall'IPCC. Secondo i ricercatori, l'aumento medio della temperatura potrebbe essere di 2,3 kelvin. Si riduce inoltre anche la differenza tra aumento della temperatura minima e massima, con una probabilita' del 66 per cento che esse vadano da 1,7 kelvina 2,6 kelvin e non c'e' acuna possibilita' che si arrivi ai 6 kelvin. I nuovi dati sono quindi inferiori alle stime che l'IPCC ha diffuso nel 2007.
I ricercatori sono arrivati a questi risultati ricostruendo le temperature che vanno dall'Era Glaciale (21mila anni fa) utilizzando modelli di simulazione del clima. L'era glaciale e' un periodo idoneo con cui fare le previsioni sugli effetti del rialzo dei livelli di CO2 nell'atmosfera e l'innalzamento della temperatura, visto che le concentrazioni di gas serra erano di gran lunga inferiori a quelle immediatamente dopo la prima era preindustriale (poco piu' di un secolo fa) e perche' la temperatura della superfiecie e le caratteristiche dell'atmosfera in quel periodo sono ben note grazie alle ricostruzioni paleoclimatiche.
''Se le restrizioni climatiche di 20mila anni fa - hanno spiegato i ricercatori - possono essere applicate a previsioni future, come si puo' vedere nel modello, le probabilita' di cambiamenti climatici estremi nel prossimo futuro sono basse rispetto a quanto creduto fino ad ora''. Tuttavia, gli scienziati sottolineano il fatto che il riscaldamento globale e' reale e che l'aumento di CO2 nell'atmosfera avra' effetti importanti.
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