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Due terzi degli europei preoccupati per il clima PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristian Fuschetto   
Venerdì 07 Ottobre 2011 17:44

Bruxelles - I cambiamenti climatici preoccupano il Vecchio continente: più di due europei su tre appaiono angosciati dalle imprevedibili conseguenze dell’inquinamento sul clima e quasi l'80 per cento ritiene che l'adozione di misure volte a fronteggiare il problema possa dare un positivo scossone all'economia e creare nuove opportunità occupazionali. Sbalzi di temperature e scioglimento dei ghiacci sono per gli europei al secondo posto fra le incognite più gravi che il mondo dovrà affrontare, dopo fame, mancanza di acqua potabile e povertà. A rivelarlo, un sondaggio speciale Eurobarometro, pubblicato oggi, che sottolinea come nei ventisette Stati membro dell’Ue restino alte le aspettative sull’ipotesi di non perdere entro il 2050 la sfida del futuro: diventare un esempio di collettività rispettosa del clima e con basse emissioni di carbonio. Ottimismo, dunque, nonostante le emissioni di gas a effetto serra risultino aumentate del 2,4 per cento nel 2010 rispetto al 2009, quando si era registrato un calo del 7 per cento per la recessione economica e l’incremento della produzione di energie rinnovabili. Una fiducia confermata dall’Aea, l’Agenzia europea dell’Ambiente che in un’analisi delle emissione precisa: "L'Unione europea e' ancora sulla buona strada per conseguire l'obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto”. In Europa, infatti, le emissioni "sono diminuite del 10,7 per cento rispetto ai livelli dell'anno di riferimento (nella maggior parte dei casi. Il 1990), attestandosi ben al di sotto dello scopo comune di riduzione fissato all'8 per cento”. Ultimi della lista: Austria, Italia e Lussemburgo. E l'Aea rivolge loro un appello affinché compiano "maggiori sforzi per garantire il rispetto dei doveri assunti”. Obiettivo? Ridurre le emissioni del 20 per cento entro il 2020 attraverso interventi in settori come quello residenziale, dei trasporti o dei rifiuti. Il Belpaese dovrà recuperare la “retta via” perché precisa l'Aea, "dopo un lungo periodo di emissioni crescenti tra il 1994 e il 2004 ha visto una diminuzione "regolare" che nel complesso mostra una calo del 2,8 per cento tra il 1990 e il 2009 grazie soprattutto al settore industriale, in particolare chimico. Mentre sono aumentate le emissioni relative a trasporti, servizi e famiglie”.

 

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