| UBI Banca regina verde della Borsa italiana |
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| Scritto da Stefano Pisani |
| Martedì 07 Giugno 2011 13:49 |
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La EIO è un centro di ricerca britannico indipendente e no profit che si ripropone di raggiungere una "innovazione eco-finanziaria", esercitando una pressione dinamica sulle grandi società del mondo per fronteggiare i cambiamenti climatici. Una delle strade scelte per esercitare questa pressione è appunto la diffusione delle ET Index Series, indici di valutazione a livello regionale, globale e nazionale della virtuosità ecologica delle grandi aziende sotto il profilo della emissione di anidride carbonica e della trasparenza circa i dati relativi all'inquinamento causato. Le ET Index Series forniscono un quadro diverso da quello finora rappresentato dall'indice di sostenibilità tradizionalmente considerato finora (il Socially Responsible Investing). Quest'ultimo, per esempio, prendeva in considerazione solo le aziende leader nel proprio settore, mentre invece l'ET Index include anche le altre, come una sorta di tradizionale indice di capitalizzazione del mercato dei vari settori, solo declinato nelle sue valutazioni in senso ambientale. Con gli ET Index Series, la EIO intende agire contro i cambiamenti climatici muovendosi dall' "interno" del mercato, sfruttando un meccanismo che va a incidere sull'andamento delle azioni delle grandi aziende.Nell'indice ET Europe 300 Carbon Ranking vengono infatti elencate le migliori 300 aziende, in termini di emissioni di CO2, valutate in base al loro giro d'affari, alle emissioni dirette e indirette di anidride carbonica, alla diffusione dei propri dati e alla trasparenza e completezza della documentazione fornita per la verifica degli stessi. Una delle caratteristiche metodologiche degli ET Index è infatti la revisione da parte di un ente terzo per la verifica del rispetto degli standard accettati, come quello ISO14064 per le emissioni dei gas serra. In questo modo, gli azionisti e gli investitori possono avere un quadro ben preciso di quanto un'azienda sia sensibile al tema della lotta ai cambiamenbti climatici, e decidere quindi gli investimenti sulla base di questo particolare "plus-valore".
UBI Banca regina verde della Borsa italiana La società più "verde" in Italia? La Ubi Banca. Mentre a Bonn si stanno tenendo i difficili negoziati nell'ambito Onu sui cambiamenti climatici (che termineranno il 17 giugno) la Environmental Investment Organisation (EIO) presenta ufficialmente le sue Environmental Tracking (ET) Index Series, un modo per dare i voti alla coscienza ecologista delle aziende e potenziale punto di riferimento per gli investitori sensibili alla lotta ai cambiamenti climatici. E la Ubi si guadagna la medaglia "verde" per l'Italia. La EIO è un centro di ricerca britannico indipendente e no profit, che si ripropone di raggiungere una "innovazione eco-finanziaria", esercitando una pressione sulle grandi società del mondo per fronteggiare i cambiamenti climatici. La strada scelta per esercitare questa pressione è la diffusione delle ET Index Series, indici di valutazione a livello regionale, globale e nazionale della virtuosità ecologica delle grandi aziende sotto il profilo della emissione di anidride carbonica e della trasparenza circa i dati relativi all'inquinamento causato. Le ET Index Series forniscono un quadro diverso da quello finora rappresentato dall'indice di sostenibilità tradizionalemnte considerato finora (Socially Responsible Investing, SRI). Quest'ultimo, per esempio, prendeva in considerazione solo le aziende leader nel proprio settore, mentre invece l'ET Index include anche le altre, come una sorta di tradizionale indice di capitalizzazione del mercato dei vari settori, solo declinato in senso ambientale nelle sue valutazioni. Con gli ET Index Series, la EIO intende agire contro i cambiamenti climatici muovendosi dall' "interno" del mercato, sfruttando un meccanismo che va a incidere sull'andamento delle azioni delle grandi aziende. Nell'indice ET Europe 300 Carbon ranking (http://www.eio.org.uk/etindex.php?page=europe_300) vengono infatti elencate le migliori 300 aziende, in termini di emissioni di CO2, valutate in base al loro giro d'affari, alle emissioni dirette e indirette di anidride carbonica, alla diffusione dei propri dati e alla trasparenza e completezza della documentazione fornita per la verifica degli stessi. Una delle caratteristiche metodologiche degli ET Index è infatti la revisione da parte di un ente terzo per la verifica del rispetto degli standard accettati, come quello ISO14064 per le emissioni dei gas serra. In questo modo, gli azionisti e gli investitori possono avere un quadro ben preciso di quanto un'azienda sia sensibile al tema della lotta ai cambiamenbti climatici, e decidere quindi gli investimenti sulla base di questo particolare "plus-valore". Sam Gill, direttore operativo della EIO, ha spiegato che questo tentativo di "piegare" il mercato alle ragioni econologiste usando le sue stesse leve, "rappresenta uno sforzo per gettare un ponte fra le promesse d'investimento delle grandi industrie sui cambiamenti climatici e le azioni concrete" che faciliti la transizione verso una "low carbon" economy, anche a fronte dei frequenti stalli delle negoziazioni a cui vanno incontro le conferenze internazionali come quella di Bonn. Gli investitori potranno quindi scegliere di premiare questa o quella azienda che ha dimostrato di distinguersi,in termini di riduzione delle emissioni di gas serra e trasparenza dei dati relativi alla produzione di CO2, facendo così oscillare le sue quotazioni in borsa, ed entrando di fatto praticamente nei consigli di amministrazione. Scorrendo l’Environmental Tracing Europe 300 Carbon Ranking (che sarà aggiornato ogni anno, fornendo un incentivo al miglioramento della propria posizione per le varie aziende) figura al primo posto la società di servizi finanziari britannica Aviva, numero uno sia per dati inerenti la propria produzione di gas serra, completi, pubblici e verificati che per il più basso valore di intensità di carbonio. Sul podio europeo salgono anche l'olandese Aegon e il Banco Popular Espanol. Il peggior risultato europeo se l'aggiudica la compagnia mineraria polacca KGHM: nessuna informazione pubblica e un’intensità di CO2 pari a 5.350,62. La prima grande società italiana che troviamo è la Banca UBi seguita dalla banca Monte Paschi di Siena (rispettivamente 22mo e 23mo posto) e da Intesa San Paolo (27ma). La Parmalat è fanalino di coda per l'Italia, con il suo 288mo posto (su 300) e nessun dato pubblico messo a disposizione. In Europa, il 13 per cento delle aziende non forniscono ancora alcuna informazione pubblica. Tra le migliori per data reporting, le aziende spagnole, con il 92 per cento in grado di fornire informazioni complete, mentre le peggiori appaiono essere le imprese francesi e svizzere. |






Londra - La società più "verde" in Italia? La Ubi Banca. Mentre a Bonn si stanno tenendo i difficili negoziati nell'ambito Onu sui cambiamenti climatici (che termineranno il 17 giugno) la 

